San Giorgio: investire per crescere

24/01/2020

San Giorgio celebra nel 2020 i 40 anni di attività. “Una storia relativamente recente – sottolinea Marco Ciron, direttore commerciale generale dell’azienda campana – ma in questo lasso di tempo abbiamo fatto molto… abbiamo chiuso il 2019 con 37 milioni di euro di fatturato. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo compiuto un bel balzo in avanti. Rimaniamo però un’azienda familiare in cui il fondatore, con una forte cultura nella pasticceria industriale, è ancora in piena attività ed è ora affiancato dai tre figli”.
E’ merito suo se San Giorgio è una realtà all’avanguardia, che vanta un sito produttivo innovativo, con 15 linee di produzione su un’area di 100.000 mq, di cui oltre il 50 percento coperta. Tre gli opifici, che impiegano 200 persone, il più recente inaugurato nel 2018, con tre linee di produzione all’avanguardia nel bakery surgelato, due dedicate alla croissanterie, una al pane e ai prodotti salati. L’azienda, infatti, è entrata anche nel mondo del pane, anche se la prima colazione continua a rappresentare l’80- della produzione.
L’innovazione tecnologica è stata essenziale in questo cammino di crescita. “Il Signor Sabato, fondatore della società – racconta Ciron – è noto per la sua propensione all’innovazione tecnologica. Di lui si dice: “Se Sabato non lo ha ancora comprato, allora non c’è niente di nuovo”. L’azienda è dotata di diversi impianti innovativi e questo ci permette in primis di essere sempre aggiornati, poi di essere più efficienti, ridurre i costi di produzione ed essere competitivi. Oggi, grazie all’industria 4.0, con macchine collegate in rete che scambiano dati numerici, riusciamo ad avere il pieno controllo della produzione”. Tutte le fasi produttive sono interessate dal processo di efficientamento, compreso il confezionamento e lo stoccaggio del prodotto finito. “Questi processi sono sempre più automatizzati e necessitano di tecnologie avanzate per operare rapidamente, al passo con linee che producono al ritmo di 40.000 pezzi/ora”.

Le prossime tappe

L’azienda ha investito molto negli ultimi 3-4 anni, non solo per il nuovo opificio. “Abbiamo costruito una cella di stoccaggio con un sistema di gestione della merce all’avanguardia - prosegue Ciron – e solo un imprenditore con una grande vision può programmare investimenti per più di 30 milioni di euro, in un’azienda che ne fattura 37. E non è ancora finita! E’ stato pianificato per il prossimo triennio (2020-2022) un ulteriore investimento per realizzare un quarto opificio dedicato al salato e una cella di stoccaggio da circa 15.000 posti pallet, che dovrebbe completare il piano di investimenti, portando a un raddoppio del fatturato in circa 5 anni. Ma conoscendo il Signor Sabato, sono convinto che non si fermerà qui”.
In tutto questo processo, innovazione tecnologica e innovazione di prodotto si integrano. “A volte le richieste del mercato ci portano a introdurre innovazioni di prodotto – spiega Ciron - altre volte le potenzialità delle macchine ci danno l’opportunità di sviluppare prodotti a cui non avevamo pensato. Sono però dell’idea che le macchine automatizzano ed efficientano processi che operatori esperti erano perfettamente in grado di realizzare a mano. C’è solo un’area in cui la tecnologia non è ancora riuscita a sostituire l’uomo, ed è la pasticceria tradizionale napoletana, dove le mani dei nostri pasticceri sono essenziali”.
Non è stata trascurata nemmeno la sostenibilità ambientale. “Questo tema accompagna la vita delle aziende – afferma Ciron - soprattutto nell’alimentare. Noi ci stiamo adeguando sia sul fronte dell’efficienza degli impianti che sulla scelta dei packaging e degli ingredienti”.

L’importanza dell’informatizzazione

Il filo conduttore di tutte queste attività è stata l’implementazione di un sistema informativo che integra tutte le aree aziendali: produzione, stoccaggio, logistica, vendite e amministrazione. “Questo sistema ci garantisce di ottimizzare la gestione della produzione e della tracciabilità – conclude Ciron - e ha rappresentato il grande salto per noi, perché ci ha richiesto un cambiamento di mentalità aziendale. Non è stato semplice portare avanti questo cambiamento, attraverso la formazione dei collaboratori e l’inserimento di personale dall’esterno. Per noi non è semplice portare in azienda giovani qualificati che abbiano fatto esperienze in altre aree di Italia o all’estero. In quattro anni, insieme agli investimenti e alla crescita del fatturato, abbiamo raddoppiato il personale, inserendo soprattutto figure qualificate. E tutto ciò scontrandoci con la difficoltà del “fare impresa” al Sud, dove i servizi sono più scarsi rispetto ad altre parti d’Italia”.

 

 

 

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