Surgelato biologico: un trend destinato a crescere

01/12/2017

Inchiesta uscita sul numero 3-2017 di Surgelati Magazine
Gli italiani sono sempre più attirati dal bio (+20percento all’anno, con un mercato che ha raggiunto i 2.5 miliardi di Euro): queste le cifre diffuse dall’IIAS, Istituto Italiano alimenti Surgelati, nelle sue rilevazioni dell’anno scorso relative all’andamento dei consumi del surgelato durante il 2015.§
Anche il rapporto Coop 2016 su consumi e distribuzione parla di comportamenti e acquisti sempre più attenti all’ambiente ed al territorio, che trovano le prime sperimentazioni proprio nel carrello della spesa, con una conseguente crescita a due cifre del biologico, la cui ascesa viene definita uno dei trend più consolidati e resistenti degli ultimi anni.
Secondo la ricerca ‘Tutti i numeri del Bio’ dell’Osservatorio Sana-Ice 2016, promossa e finanziata da Ice in collaborazione con BolognaFiere e realizzata da Nomisma con il patrocinio di FederBio e AssoBio, la filiera biologica italiana continua a godere di ottima salute. Tutti gli indicatori più importanti sono in crescita: dalle superfici (+7,5percento rispetto al 2014), agli operatori (+8,2percento rispetto al 2014), alle vendite (+15percento rispetto al 2014).

Il biologico e le famiglie italiane
A partire dai dati disponibili a settembre 2016 ‘Tutti i numeri del Bio’ rileva che “La quota di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha acquistato almeno una volta un prodotto alimentare biologico sale dal 69percento del 2015 al 74percento del 2016. Questo significa che in Italia più di 7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato una volta nell’ultimo anno almeno un prodotto biologico. Assieme al numero di famiglie acquirenti, cresce la spesa destinata al bio, che rappresenta il 3,1percento del totale della spesa alimentare (contro l’1,9 percento di tre anni fa). Chi prova bio si affeziona facilmente: il 90percento dei consumatori ha iniziato ad acquistare questi prodotti almeno 2/3 anni fa; il 25percento ne consuma con grande regolarità (ogni giorno o quasi) o almeno una volta alla settimana (43percento)”.
Diversi sono inoltre i fattori che incidono sulla propensione all’acquisto di prodotti a marchio biologico: “in primis un elevato titolo di studio da parte di chi fa la spesa (81percento). Poi il reddito. Il tasso di penetrazione è più alto nelle famiglie con reddito mensile familiare medio-alto: 78percento vs il 64percento nelle famiglie con redditi medio-bassi. A seguire la presenza di figli minori di 12 anni (77percento). Anche le abitudini alimentari influenzano la propensione al bio: nelle famiglie in cui ci sono vegetariani o vegani il tasso di penetrazione sale all’87percento e anche nei casi in cui uno o più componenti della famiglia presentano disturbi o malattie che impongono grande attenzione alla dieta la percentuale supera la media nazionale (85percento)”.
Secondo i dati Nielsen sull’andamento delle vendite biologiche nella Gdo presentati da AssoBio nel corso dell’assemblea tenuta il 9 maggio 2017 a TuttoFood, il 75percento degli acquisti si deve a 5 milioni di famiglie (su un totale di 20.5 milioni di acquirenti, l’83percento delle famiglie italiane) che sono consumatrici abituali (tutte le settimane). Sopra media la frequenza di acquisti nelle famiglie di 3 e 4 componenti, di età tra i 35 e i 44 anni e tra i 45 e i 54 anni. In relazione al reddito, è praticamente analoga la penetrazione tra famiglie con entrate sotto media, sopra media e alte (è minore solo nelle famiglie a reddito basso).
Stando ai risultati di ‘Tutti i numeri del Bio’ la motivazione che spinge la maggioranza dei consumatori ad acquistare cibo biologico è la sicurezza: il 27percento ritiene che questi alimenti siano più sicuri per la salute. Anche il rispetto dell’ambiente, la tutela della biodiversità (20percento), e un maggior controllo (14percento) sono tra le motivazioni che spingono i consumatori a rivolgersi a questo tipo di mercato.
Il principale criterio per la scelta dei prodotti alimentari a marchio biologico è l’origine: il 32percento sceglie in base alla provenienza italiana del prodotto e il 14percento in base all’ulteriore presenza di un marchio Dop . Igp. La marca è il secondo driver di scelta (il 15percento acquista in base alla marca del supermercato e il 9percento secondo la notorietà del marchio del produttore). Il fattore convenienza incide in maniera secondaria rispetto ai primi due: solo il 14percento sceglie i prodotti bio in base alle promozioni e il 9percento in base al prezzo basso.



I numeri della Gdo
In ‘Tutti i numeri del Bio’ si legge che il canale più utilizzato per comprare prodotti biologici è la grande distribuzione, dove ha acquistato in almeno un’occasione il 60percento degli user bio, seguita dai negozi specializzati in prodotti biologici (28percento). “La grande distribuzione viene privilegiata principalmente per la ‘comodità’: il 34percento opta per iper e supermercati per poter fare tutta la spesa – bio e non bio – in un unico punto vendita, mentre il 16percento pensa che negli ipermercati i prezzi dei prodotti biologici siano più bassi. Gli specializzati vengono scelti soprattutto per l’ampiezza della gamma di prodotti bio (26percento)”.
Secondo i dati del rapporto Coop, nel 2016 le vendite di prodotti biologici a totale mercato Retail hanno quasi raggiunto i 3 miliardi di Euro, di cui oltre un miliardo nella sola Gdo. Nei primi sei mesi dell’anno l’incremento a valore delle vendite ha superato il 20percento, più in alto rispetto all’anno precedente (+19percento) ed alla media del quinquennio 2010-2014 (+11percento). Favoriti da un incremento dell’ampiezza dell’assortimento (+26percento solo tra il 2015 e il 2016), i prodotti bio hanno totalizzato il 3percento del valore della spesa alimentare.
Infine, in base ai dati Nielsen, da gennaio al 16 aprile 2017 le vendite complessive di food (alimentari + bevande + pet) sono aumentate nella Gdo del 3,7percento, in ripresa rispetto allo 0,5percento del 2016. Il valore delle vendite di prodotti biologici è invece aumentato del 19,7percento, con un importo di 1,33 miliardi di Euro nei dodici mesi terminanti il 31 marzo 2017.
Rispetto allo stesso periodo di dodici mesi precedente, nella Gdo le vendite di prodotti alimentari nel complesso sono aumentate di 419 milioni, quelle di prodotti biologici di 166: ciò significa che il biologico ha contribuito per il 40percento alla crescita del mercato food.
La crescita è sopra la media nei discount (+31,7percento) e nelle superette (+23,5percento); supermercati (vendite per 609 milioni, +19,8percento) e ipermercati (vendite per 409 milioni, +16.7percento) fanno la parte del leone.
Il biologico pesa il 3,4percento delle vendite alimentari (pesava per il 2percento nel 2013) e gli acquisti dei consumatori italiani nei supermercati sono più che triplicati dal 2009.
In aumento del 30percento l’assortimento medio di prodotti bio nella Gdo; la quota del bio sulla crescita assortimentale del totale alimentare è del 23percento. Questo significa che su 100 nuovi prodotti inseriti a scaffale, 23 sono biologici. Il rilievo della categoria è tale che, ormai, nel 59percento dei volantini sono presenti inserzioni sui prodotti biologici (il 21.6percento dei quali è stato oggetto di iniziative promozionali).
L’assortimento si amplia anche per i prodotti a marchio dell’insegna: in base ai dati di Bio Bank le marche bio del distributore sono passate dalle 2.200 referenze del 2015 alle oltre 2.800 del 2016.
Dati positivi emergono inoltre dal 13° Rapporto Marca sull’evoluzione della MDD in Italia, elaborato da Adem Lab – Università di Parma sulla base di una ricerca commissionata a IRI e presentato durante l’ultima edizione della fiera (febbraio 2017). Nei primi 11 mesi del 2016 il fatturato complessivo della MDD è aumentato del +1,5percento a valore e del +1percento a volume rispetto allo stesso periodo del 2015, toccando una quota di mercato del 18,6percento e raggiungendo così nei canali ipermercati, supermercati e libero servizio i 9,78 miliardi di Euro. Cresce in particolare il fatturato del segmento di alta fascia della MDD, che nei primi 11 mesi del 2016 ha raggiunto gli 1,35 miliardi di Euro, spinto sia dai prodotti premium che da quelli bio (+15,3percento a valore in media sulle due categorie). L’evoluzione della private label a marca del distributore, in grado di competere con le grandi marche industriali, spostando l’accento dal primo prezzo alla qualità, apre lo spazio per la proposta biologica, che si colloca nella fascia alta delle proposte a marchio dell’insegna.

Il successo del biologico surgelato
Forte di una espansione che ha superato indenne la recessione economica, il successo delle linee biologiche origina secondo il rapporto Coop da una serie di elementi che vanno dall’attenzione ad una forma di consumo più sostenibile alla crescente sensibilità verso sicurezza e origine del prodotto, passando per la riscoperta dei territori e del valore delle antiche tradizioni locali. La predilezione per il biologico si legge del resto nella disponibilità degli italiani (oltre la metà del totale) a pagare un prezzo più elevato a garanzia di una produzione ‘green’ e sostenibile, e nel fatto che una crescente quota di consumatori scelga dove fare la spesa in funzione della presenza in assortimento di merceologie bio e con attributi salutistici.
Nielsen rileva il consolidamento della crescita del biologico nei consumi degli italiani, al punto che il biologico diventa un fattore determinante nell’incremento delle vendite dell’alimentare. Il principale driver di crescita è l’ampliamento dell’offerta assortimentale, ma aumenta anche la domanda, con un forte incremento delle famiglie abituali (1 milione in più) nell’ultimo anno.
La crescita del numero di vegetariani, vegani e di persone che ricercano prodotti biologici e gluten free ha dato secondo l’IIAS nuovi input alle aziende del sottozero, che da tempo hanno cominciato a proporre referenze con plus nutrizionali e funzionali.
E infatti dalle valutazioni delle aziende che hanno partecipato alla nostra inchiesta emerge come i consumi di prodotti biologici siano in netta crescita anche nel settore dei surgelati, sia in relazione ad una sempre maggiore consapevolezza del consumatore sui temi salutistici, sia per il conseguente aumento della disponibilità degli operatori della Gdo ad ‘occupare’ spazi frigo con questa tipologia di referenze. L’industria alimentare da tempo propone una gamma sempre più ampia di prodotti biologici surgelati e la crescita dei consumi degli ultimi anni è stata una notevole leva per l’aumento della varietà delle proposte.
Il forte interesse dei distributori verso la definizione e l’implementazione di linee di prodotti biologiche, per qualificare l'insegna e diversificare l’offerta convenzionale venendo incontro alle esigenze del consumatore moderno, si traduce in una maggiore attenzione dei responsabili acquisti agli aspetti collegati all'alimentazione biologica in relazione alla salute e all'ambiente, la quale a sua volta testimonia un trend sempre meno di nicchia, sempre più diffuso e frequente e che trae le proprie radici da una forte consapevolezza ed esigenza di rendere il proprio consumo sostenibile nel tempo.
Oltre all’ampliamento dell’offerta, altri fondamentali driver di crescita agli occhi delle aziende produttrici sono quindi non solo la sempre maggior attenzione del consumatore verso tematiche salutistiche, ma anche l’affinarsi dell’educazione alimentare e l’accresciuta capacità di lettura delle etichette e degli ingredienti utilizzati. Alcuni sottolineano come la surgelazione, permettendo di non aggiungere additivi e conservanti, sia, perlomeno per alcune tipologie di referenze, il sistema migliore per proporre un biologico veramente di qualità.
L’investimento della Gdo sul surgelato biologico negli ultimi anni, e il conseguente aumento degli spazi destinati alla categoria nei banchi freezer, hanno provocato un profondo mutamento in un mercato prima segmentato, ovvero in cui il biologico trovava posto quasi esclusivamente nei canali specializzati. A detta di alcuni produttori questo avrebbe provocato in alcuni casi un certo disorientamento nel consumatore; da cui la decisione di mantenere una linea di continuità con i canali specializzati, il cui mercato si sta muovendo all’insegna della stabilità. Le materie prime biologiche non sono spesso disponibili in quantitativi rilevanti, e c’è chi ritiene pertanto che la relazione con i produttori agricoli, spesso piccole realtà, sia talvolta difficilmente coniugabile con le dinamiche della Gdo.

Non solo vegetali
Come è facile immaginare tra i prodotti surgelati biologici maggiormente richiesti frutta e verdura occupano un ruolo di primo piano, e di conseguenza i volumi si sono inizialmente concentrati su un numero limitato di referenze. Ma l’aumento dei consumi ha naturalmente comportato anche un incremento dell’offerta di categorie fino a poco tempo fa non presidiate: per esempio i prodotti ittici, con materie prime provenienti da pesca sostenibile, e i piatti pronti surgelati, meglio se a base di cereali e legumi. La carne, pur restando su valori di nicchia, è ben accetta e sta performando bene, mentre cresce l’interesse per i prodotti da forno e per altre categorie, come la pasta, che fino a non molto tempo fa erano un’esclusiva dei freschi. Il consumatore evolve molto velocemente e il progressivo sviluppo del biologico potrebbe quindi riguardare tutte le categorie merceologiche attualmente distribuite del sottozero.

Il surgelato biologico nella ristorazione commerciale
Per quanto riguarda il fuori casa le valutazioni dei produttori sono positive: si parla di una crescita percentuale a doppia cifra per tutto il 2016, con un valore di grande impatto delle richieste di surgelati biologici. Questo andamento positivo si è protratto anche nel primo semestre 2017; i sottosegmenti maggiormente interessanti sono i preparati a base di pesce e i piatti pronti che prevedono una lista di ingredienti bio.
Non manca tuttavia chi ritiene che, nonostante i buoni risultati raggiunti, la crescita del biologico surgelato nel Foodservice rimanga inferiore a quella registratasi nel Retail, a testimonianza di una maggiore ‘arretratezza’ della ristorazione commerciale, in cui, a eccezione dei locali specializzati nel proporre menù totalmente biologici, la maggior parte degli esercizi rimane legata a un’offerta di tipo tradizionale.

Nuove opportunità nella ristorazione collettiva?
Controverso il discorso per quanto riguarda la ristorazione collettiva, dove le valutazioni dei produttori divergono.
Alcuni dichiarano di non aver percepito durante gli ultimi anni una crescente domanda da parte del canale: alle numerose richieste di quotazioni non hanno fatto seguito altrettanti volumi di vendita. Altri lamentano un persistere del pregiudizio nei riguardi del sottozero all’interno dei capitolati d’appalto italiani, che a tutt’oggi tenderebbero ancora a privilegiare il fresco. Per questo, nonostante un potenziale davvero importante, non si sarebbe quindi registrata finora la crescita che tanti si aspettavano.
D’altro canto, c’è chi invece sostiene che la sensibilità nei riguardi del surgelato biologico nella ristorazione collettiva stia lentamente crescendo. In base agli ultimi confronti con i principali attori del settore alcuni produttori rilevano che, in maniera indicativa, circa un 40percento di verdure surgelate e di preparati alimentari vengono richiesti con caratteristiche ‘green’.
Secondo tali valutazioni le maggiori attenzioni arriverebbero dalla ristorazione scolastica, dove negli ultimi anni i capitolati avrebbero cominciato a inserire una significativa percentuale di prodotti di origine bio. A questo proposito un importante elemento di novità è rappresentato dalla recente istituzione di un fondo, gestito dal ministero delle Politiche agricole, per l’introduzione delle mense scolastiche biologiche certificate nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. L’obiettivo è la promozione e la diffusione dell’utilizzo di prodotti biologici nell’ambito dei servizi di ristorazione scolastica; lo stanziamento di 44 milioni di Euro servirà a ridurre i costi a carico degli studenti e a realizzare iniziative di informazione e promozione nelle scuole.
In Italia sono censite ufficialmente oltre 1.200 mense che fanno uso di prodotti biologici, per un quantitativo di circa un milione di pasti serviti giornalmente; per disciplinare un settore in così grande espansione le nuove norme prevedono che le scuole che vorranno attivare il servizio di mensa biologica dovranno inserire le percentuali minime di utilizzo di prodotti biologici, oltre ad alcuni requisiti e specifiche tecniche fissati dal ministero delle Politiche agricole insieme a quello dell’Istruzione.
Come è evidente la decisione del governo viene percepita da molti come un potenziale volano in grado di favorire la diffusione del biologico, un elemento di sicuro impulso alle vendite e uno stimolo per proporre nuovi prodotti sempre più in linea con le esigenze del mercato.
L'introduzione nelle scuole dei prodotti biologici rappresenterebbe una nuova apertura nel mercato del food, capace di stimolare la creazione di un assortimento bio sempre più vasto, in particolare nel settore dei surgelati. Le opportunità più interessanti nel surgelato biologico riguarderebbero principalmente preparati a base di cereali, verdure e pesce.
Tuttavia, fanno notare alcuni, la strada da percorrere non è semplice. Se è vero infatti che per approcciare questo canale un requisito essenziale è saper offrire una gamma molto ampia di prodotti validi a livello qualitativo e al tempo stesso competitivi per quanto riguarda il prezzo, l’importante è però scongiurare il pericolo che una più ampia diffusione del biologico nelle mense scolastiche incentivi una guerra al ribasso dei prezzi a discapito della qualità stessa. Inoltre, sottolineano altri, resta ancora da capire se la nuova normativa contribuirà davvero a ‘spingere’ il surgelato bio o se a trarne vantaggio sarà unicamente il fresco, come paventano coloro che rilevano ancora resistenze nei riguardi del sottozero all’interno del canale. La speranza comune è che le associazioni di rappresentanza del Bio e gli enti pubblici sviluppino una coesione di sistema per contribuire a stimolare la richiesta del biologico italiano.

Uno sguardo ai mercati esteri
Quello del biologico, sottolinea il rapporto Coop, non è un fenomeno solo italiano: secondo dati riportati anche sul sito di Assobio, il mercato globale dei prodotti biologici è in continua crescita in tutto il mondo e nel 2014 aveva raggiunto un valore di 80 miliardi di dollari, quintuplicando durante i quindici anni precedenti con buoni trend di crescita in tutti i Paesi Europei.
In base ai dati Assobio Europa e Nord America generano la maggior parte delle vendite: in queste due aree si concentra circa un terzo delle superfici biologiche, ma circa il 90percento delle vendite mondiali.
Nel 2014, prosegue Assobio, le vendite di prodotti biologici in Germania, primo mercato del continente (seguito dalla Francia, a sua volta tallonata da Italia e Gran Bretagna) e primo sbocco in Europa del forte export italiano, hanno superato gli 8 miliardi di Euro, e nei primi 6 mesi del 2015 sono aumentate dell’8,4percento. In Francia, sempre nel 2014, hanno raggiunto quota 5 miliardi (+466 milioni sul 2013). Quasi sette franchi su 100 spesi in Svizzera per prodotti alimentari riguardano prodotti biologici (con una spesa pro capite pari a 210 Euro nel 2015). La spesa media in Danimarca è di 163 Euro l’anno. Nella UE le vendite 2015 sono state di circa 35 miliardi. Secondo dati dell’Organic Trade Association riportati da Assobio, negli Stati Uniti nel 2015 le vendite di prodotti biologici sono aumentate quasi dell’11percento.
Le vendite totali di prodotti alimentari e non alimentari biologici hanno raggiunto 43,3 miliardi di dollari, con il food a pesare circa il 92percento e in crescita del 10,6percento rispetto all’anno precedente (mentre le vendite di prodotti alimentari nel complesso sono aumentate solo del 3percento). Il biologico pesa per circa il 5percento di tutte le vendite alimentari USA. Il 2015 è stato il quarto anno consecutivo di aumento a due cifre, con una crescita del 209percento dal 2005, quando le vendite pesavano per 14 miliardi di dollari.
In base ai dati 2016 di ‘Tutti i numeri del Bio’ “Negli Usa la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato in almeno un’occasione un prodotto alimentare biologico è dell’81percento, superiore a quella del Canada, dove il tasso è del 76percento”.
Tornando ai dati Assobio, il terzo mercato mondiale è l’Asia (in particolare Cina, Giappone e Corea). La stima riportata delle vendite 2014 di prodotti biologici in Cina è pari a 7,3 miliardi di Euro, in crescita esponenziale, al punto da spingere le imprese locali a guardare all’estero (agli inizi del 2015 il vice ministro kazako dell’agricoltura, Gulmira Isayeva, ha annunciato investimenti cinesi nel settore biologico per 1,74 miliardi di dollari).

L’export del biologico Made in Italy
Non è solo il mercato interno italiano ad ottenere ottimi risultati: ‘Tutti i numeri del Bio’ parla di un export che nel 2016 cresce addirittura del +408percento rispetto al 2008 e del +16percento rispetto al 2015.
Secondo i produttori che hanno partecipato all’inchiesta l'origine italiana è un elemento di forte interesse nei principali Paesi esteri, in quanto viene percepita come sinonimo di qualità del prodotto e affidabilità del fornitore. Per chi si pone come obiettivo l’incremento della propria quota di export il biologico diventa quindi un’opportunità, una chiave importante per entrare nei mercati oltreconfine.
Il bio italiano ha un’ottima reputazione, conferma ‘Tutti i numeri del Bio’, ma il potenziale è ancora in parte inespresso e quindi suscettibile di ulteriori, importanti sviluppi.
Tra le tipologie di prodotto maggiormente esportate figurano il bio vegetale e vegano e i piatti pronti, per i quali le aziende produttrici hanno previsto nel corso di quest’anno nuovi lanci anche per l’estero. Più complicato il discorso per quanto riguarda la carne, a causa delle restrizioni vigenti in alcuni Paesi.
Se in Europa i teatri di riferimento sono la Germania e i Paesi del Nord, fuori dal nostro continente uno sbocco molto importante è rappresentato dal mercato nord americano. ‘Tutti i numeri del Bio’ indica un 10percento dei consumatori in USA e un 5percento in Canada che hanno provato almeno una volta i nostri prodotti bio. In particolare, per il consumatore statunitense l’Italia è il primo nella classifica dei Paesi che producono l’alimentare biologico di migliore qualità (lo pensa un terzo degli americani).
USA e Canada predominano quindi come Paesi di destinazione delle esportazioni delle aziende partecipanti all’inchiesta, le quali confermano che il binomio italiano più biologico risulta molto appetibile nel mercato Nordamericano, perché entrambi i concetti sono percepiti come sinonimi di qualità e di buone pratiche di coltivazione e produzione. Per alcune delle aziende da noi interpellate la produzione biologica è quasi interamente destinata all’estero, e in particolare agli USA, dove la crescita del mercato è costante e la certificazione Bio aiuta ad aprire nuovi mercati che apprezzano il food Made in Italy, ma pretendono l’Organic.

Un trend destinato a crescere
È opinione concorde delle aziende interpellate che quello del Bio sia un trend destinato a durare e a crescere nel tempo.
Questo passaggio da ‘moda’, e quindi fenomeno transitorio, a trend duraturo ha varie ragioni. Sicuramente la comunicazione sia positiva, legata cioè ai benefici di una sana alimentazione, sia negativa, legata al contrario a scandali nati da prodotti incontrollati, è alla base dell’aumento della richiesta. Ma al di là dell’influenza dei media, esistono motivazioni più profonde, che associano il biologico a una serie di valori importanti, fino a farne uno stile di vita. I consumatori sono sempre più attenti a ciò che mangiano, agli ingredienti e ai processi utilizzati per comporre ciò che arriva sulle loro tavole, anche a causa del diffondersi della consapevolezza nei riguardi di allergie e intolleranze alimentari.
Il circolo virtuoso tra l’aumento della consapevolezza alimentare da parte del consumatore, il conseguente incremento della disponibilità delle insegne a dedicare spazi del freddo al biologico e lo stimolo ai consumi rappresentato dalla maggior varietà dell’offerta ha permesso al biologico di concretizzarsi come un comparto strutturato, con ampi spazi di ulteriore sviluppo.
Alcuni produttori sottolineano però come il biologico debba fare i conti con dei limiti che potrebbero frenare la crescita dei volumi. In primo luogo la capacità produttiva, ovvero la difficoltà di reperimento della materia prima. Secondo Assobio la produzione agricola biologica nazionale arranca nel seguire il grande sviluppo della domanda e deve affidarsi in maniera non irrilevante alle importazioni. Anche se queste ultime danno le medesime garanzie della produzione nazionale (l’Unione Europea ha sottoscritto accordi di equivalenza con Argentina, Australia, Canada, Cile, Costa Rica, Giappone, India, Israele, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Stati Uniti, Svizzera e Tunisia, dove tecniche di produzione e sistema di controllo si equivalgono con quelli europei; in altri Paesi la UE riconosce le locali autorità competenti e organismi di controllo), per Assobio è necessario che la produzione agricola nazionale si sviluppi sempre più, per una serie di buoni motivi: salvaguardia dei nostri suoli, del bene acqua e dei territori, sviluppo rurale, opportunità di reddito per gli agricoltori, filiere sempre più razionali e logistica più efficiente.mIn secondo luogo c’è un problema di costi. Affinché l’attuale richiesta del mercato si concretizzi in un consumo stabile è necessario che il biologico non diventi un prodotto elitario. Sicuramente il consumatore è disposto a spendere di più, ma non in misura esagerata, e per questo il settore produttivo si sta organizzando per rendere il biologico più alla portata di tutti.
A quanto emerge dalla nostra inchiesta il biologico ha dunque enormi potenzialità, ma nonostante negli ultimi anni abbia mostrato una forte ascesa deve ancora raggiungere la maturità necessaria per esprimersi al meglio. Una politica agricola lungimirante da un lato, e una grande attenzione al rapporto qualità prezzo dall’altro potranno contribuire a far sì che la tendenza salutistica esplosa in anni recenti possa continuare a crescere nel tempo fino a raggiungere piena espressione, sia in Italia sia all'estero.

ALCASS
“In questi ultimi anni la Grande Distribuzione Organizzata ha individuato nel biologico una grande opportunità, dando molto spazio al surgelato biologico. Negli scaffali dei grandi supermercati. Questo ha creato in alcuni casi un po’ di confusione e disorientato il consumatore. Noi abbiamo preferito mantenere una linea di continuità con i canali specializzati, il cui mercato si sta muovendo all’insegna della stabilità” (Renato Bonaglia, amministratore delegato di Alcass).
Per quanto riguarda il Food Service, noi abbiamo puntato molto sulla ristorazione collettiva, anche sfruttando una gamma di prodotti estremamente ampia, valida a livello qualitativo e nel contempo competitiva per quanto riguarda il prezzo. La strada non è semplice ma le recenti normative tornano a riaprire possibilità per l’inserimento di prodotti bio surgelati.
Crediamo che il biologico rappresenti un driver fondamentale per l’export, anche se probabilmente ci vorrà del tempo per sfruttarne le potenzialità, soprattutto per quanto riguarda la carne, considerate le restrizioni in atto in alcuni Paesi. Noi saremo come sempre vigili e pronti a sfruttare le opportunità del caso, dal momento che uno dei nostri obiettivi è proprio quello di incrementare la nostra quota di export.
Il 2017 ci vedrà protagonisti con il lancio di alcuni nuovi prodotti nella gamma Bio, per la quale è in atto, come per le linee carne e veggie, un restyling completo del packaging. Prevediamo, ad esempio, la grande novità di alcuni prodotti a base pesce, che presenteremo con la certificazione Friend of The Sea, a garanzia della grande qualità delle materie prime utilizzate nella produzione.

LUTOSA
“Per il canale Retail anche le nostre vendite seguono la tendenza in crescita del mercato biologico. Per il Foodservice abbiamo ricevuto alcune richieste da parte di nostri clienti ma al momento per quanto ci concerne la domanda è ancora molto limitata” (Daniele Pavesi, direzione Italia di Lutosa).
La tipologia delle nostre referenze non è ancora stata approcciata significativamente dalla ristorazione collettiva. Attendiamo che siano inserite nelle gare di appalto così da poter fornire i nostri distributori, anche se in seguito potrebbe verificarsi qualche problema nel reperire la materia prima sul mercato.
A nostro parere la verdura è al momento la tipologia di prodotto più richiesta nel comparto surgelato, mentre per la frutta credo ci si rivolga ancora molto al fresco. Sicuramente la tendenza del Bio sarà comunque un trend destinato a crescere nel tempo, anche se, per via di capacità produttiva e costo, non potrà mai superare determinati livelli di volumi.

Il parere della Gdo: Conad
Abbiamo chiesto a Marco Magalotti, category manager Conad, di parlarci del fenomeno della crescita del surgelato biologico, delle categorie merceologiche di maggior successo e dell’evoluzione del settore per il prossimo futuro.

Sia i dati dell’ultimo rapporto Coop sia quelli delle ultime rilevazioni IIAS sui consumi del surgelato parlano di una netta crescita del biologico nel canale Retail, sia in generale sia per quanto riguarda il sottozero. Quali sono secondo voi le ragioni del fenomeno?
Dopo anni di crescite a doppie cifre negli altri reparti del negozio, il biologico inizia a crescere in misura consistente anche nei surgelati, grazie al ruolo centrale della MDD. A trainare la crescita è stato lo sviluppo nei Vegetali naturali, sicuramente per l’affinità e la maggior coerenza verso i temi di naturalità e freschezza, salute e benessere.

In che modo questa tendenza si è manifestata nei risultati di vendita della vostra insegna?
In Conad si confermano i trend importanti del mercato, la tendenza positiva del Biologico continua a crescere senza subire nessun rallentamento.
Il plus biologico anche nel surgelato sta diventando sempre più importante nella scelta di un prodotto.

Quali sono le tipologie di prodotti biologici surgelati di maggiore successo? Predominano frutta e verdura oppure è presente un gradimento anche per altre categorie merceologiche?
Sicuramente l’offerta base è focalizzata sul mondo vegetale, mentre rimane una nicchia il mondo della frutta. In Italia il consumo medio di frutta, diversamente dall’estero, è orientato sul fresco, lasciando allo scaffale dei surgelati un ruolo di mero servizio con prodotti di nicchia legati per lo più alle preparazioni. Oltre al mondo dei Vegetali, iniziamo a vedere un interesse importante del consumatore verso la Pizzeria, dove si è cercato di unire il plus biologico al trend crescente delle farine speciali. Infine un altro comparto dove si amplierà il Biologico saranno i secondi/contorni pronti, dove la sfida sarà riuscire a dare al consumatore un prodotto dall’elevato contenuto di servizio e una qualità di alto livello.

Come si compone attualmente il vostro assortimento per il surgelato biologico? Avete una linea surgelata di prodotti bio a marchio dell’insegna? Avete intenzione di ampliare la vostra offerta in questo segmento nel prossimo futuro?
Anche nel surgelato in autunno abbiamo lanciato la gamma Conad Verso Natura Bio, focalizzandoci sui mercati prioritari quali Vegetali naturali e Pizza. L’obiettivo è consolidare la base dell’assortimento per poi concentrarsi su prodotti a maggior contenuto di servizio.

Quali prospettive intravedete per il surgelato biologico nella seconda metà del 2017? Ritenete che la tendenza salutistica sia un fenomeno transitorio oppure un trend destinato a durare nel tempo?
Il surgelato Biologico continuerà a crescere nei prossimi mesi grazie allo sviluppo della MDD. In questo la MDD è stata sicuramente pioniere e catalizzatore della crescita del comparto. È sicuramente sbagliato ritenere questa tendenza salutistica un fenomeno transitorio, le abitudini di consumo e acquisto sono cambiate e il salutistico è diventato un pilastro fondamentale delle abitudini alimentari di domani.

 

 

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